LA BELLE ÉPOQUE A FAIDO

Faido nel periodo della Belle époque (1895-1914) divenne per importanza la terza località turistica del Cantone dopo Lugano e Locarno. Il capoluogo leventinese aveva già assunto una fama internazionale con la costruzione della strada carrozzabile da Chiasso al San Gottardo, ultimata nel 1830. La graduale realizzazione di questa importante infrastruttura spinse i fratelli Bullo ad aprire nel 1824 l’Albergo dell’Angelo, che rimase in funzione fino al 1917, e che fu frequentato dall’alta borghesia e dalla nobiltà europee.

Il grande sviluppo turistico di Faido è legato però all’apertura nel maggio del 1882 della Gotthardbahn e agli investimenti fatti nel settore alberghiero da un imprenditore locale: Ferdinando Pedrini. Oltre ad aprire degli hotel nella zona della stazione, fece costruire delle villette in stile liberty per alloggiare i vacanzieri. La tipologia turistica era simile a quella presente nel Trentino: alberghi e case di vacanza. Faido fu il primo comune del Cantone a introdurre l’illuminazione elettrica nel 1889 e anche questa scelta era legata alla presenza dei forestieri. Attorno agli anni Novanta dell’Ottocento furono infatti le città dell’Altipiano e le principali località turistiche svizzere dell’arco Lemanico, dell’Engadina e del Vallese a dotarsi dell’illuminazione elettrica. Buona parte dei villeggianti presenti a Faido nei mesi estivi provenivano da Milano e si trattava comunque di un turismo d’élite. All’epoca probabilmente solo il 5-10% della popolazione dell’Europa occidentale partecipava al movimento turistico. La ferrovia aveva quindi permesso ai Milanesi di raggiungere in poche ore la loro località di vacanza. Nel 1893 fu fondata la Pro Faido con lo scopo di realizzare una rete di sentieri e di viali alberati per i villeggianti. Nel 1907 nei mesi estivi era presente nel villaggio un cinematografo.

Il periodo d’oro del turismo faidese si esaurì con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Alla fine del conflitto il Trentino era stato annesso al Regno d’Italia e divenne la nuova destinazione dell’alta borghesia e della nobiltà provenienti da Milano. Nel periodo fra le due Guerre mondiali la crisi del settore fu meno grave nell’alta Valle, forse perché l’origine dei villeggianti era più diversificata.


Dr. Fabrizio Viscontini